NERA COME LA PECE

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A PARTIRE DA UN DATO PUNTO, NON PIU' PER IL SANGUE, NON PIU' PER GLI AFFETTI, NON PIU' PER LA PATRIA, NON PIU' PER UN UMANO DESTINO, POTRAI ANCORA SENTIRTI UNITO A QUALCUNO. UNITO TI POTRAI SENTIRE SOLO CON CHI E' SULLA TUA STESSA VIA ..

-- JULIUS EVOLA --

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L'ESSENZIALE E' AVERE IN FONDO AL PROPRIO CUORE UNA GRANDE FORZA CHE SPINGE AVANTI, CHE RINSALDA I NERVI, CHE FA PULSARE A FORTI BATTITI IL SANGUE STANCO, CHE INFONDE NEGLI OCCHI IL FUOCO ARDENTE E CONQUISTATORE

-- LEON DEGRELLE --

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E'BELLO ANCHE MORIRE PER LE PROPRIE IDEE... CHI HA IL CORAGGIO DI SOSTENERE I PROPRI VALORI MUORE UNA SOLA VOLTA, CHI HA PAURA MUORE OGNI GIORNO.

-- PAOLO BORSELLINO --

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NOI NON SIAMO UOMINI D’OGGI, SIAMO NATI IN UN TEMPO SBAGLIATO… MA SIAMO NATI PER DAVVERO.

-- MASSIMO MORSELLO --

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DOVETE SOPRAVVIVERE E MANTENERE NEL CUORE LA FEDE. IL MONDO, ME SCOMPARSO,AVRA' BISOGNO ANCORA DELL'IDEA CHE E' STATA E SARA' LA PIU' AUDACE, LA PIU' ORIGINALE E LA PIU' MEDITERRANEA ED EUROPEA DELLE IDEE.LA STORIA MI DARA' RAGIONE.

-- BENITO MUSSOLINI --

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LE RADICI PROFONDE NON GELANO, DALLE CENERI RINASCERA' UN FUOCO, L'OMBRA SPRIGIONERA' UNA SCINTILLA; NUOVA SARA' LA LAMA ORA ROTT, E RE QUEI CH'E' SENZA CORONA.

-- J.R.R.TOLKIEN --

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giovedì, 12 giugno 2008
Operaio dance ... Brunettaaaaaaaa

Trento, 12 giu. - (Adnkronos) - E' comparso in Tribunale a Rovereto, in provincia di Trento. Oliviero Porcu, operaio 49enne di origini sarde dovrà rispondere del reato di truffa continuata ai danni dell'azienda della quale è dipendente.

Porcu, infatti, ufficialmente a casa per malattia a causa di un'ernia inguinale che non gli consentiva di sollevare pesi, è stato visto dal suo datore di lavoro esibirsi in ballo acrobatico sugli schermi di una Tv privata.

L'imprenditore, naturalmente, lo ha denunciato. Ora, l'avvio del processo con la proiezione dell'esibizione dell'operaio-ballerino. La sentenza è attesa per gli inizi di luglio.

Postato da: frick01 a 21:08 | link | commenti (1)
attualitĂ 

RBN

Postato da: frick01 a 20:47 | link | commenti
politica, attualitĂ , radiobandieranera

Intervista a Gianluca Iannone

Tratto da LaMoscaBianca
1) Chi è Gianluca Iannone?
Bella domanda…posso rispondere sono io e basta? Gianluca Iannone nasce l’11 agosto del 1973 a Roma. Giornalista pubblicista, regista, scrittore, scultore in divenire, ex sergente, marito e padre, pseudo musicista ma soprattutto è un fascista del terzo millennio.
2) Che cos’è la Politica per lei?
La politica è l’occasione che ogni uomo ha per far valere le proprie Idee e per incontrare i propri simili. Questo almeno nella teoria…
3) L’associazione CasaPound Italia è….?
Casapound Italia è un associazione culturale, un movimento apartitico di uomini liberi e di Idee forti.
4) Perché è stato espulso dalla Fiamma Tricolore? Per l’occupazione della sede centrale o per quello che ha chiesto?
Sono stato espulso dalla fiamma tricolore per aver occupato la segreteria nazionale e per aver chiesto il congresso nazionale. Sono stato espulso per aver chiesto quello che la base chiedeva: l’attuazione dello statuto.
5) Dopo la sua espulsione tutta CasaPound e il Blocco Studentesco, sono fuoriusciti dalla Fiamma Tricolore, è per lei una costatazione di stima o una consapevolezza di aver scoperto il gioco di Fiamma Tricolore?
 
Devo ammettere che l’effetto domino avvenuto dopo la mia espulsione mi ha commosso. E’ stato un attestato di stima e amore molto importante… La piccolezza e la miope arroganza della “dirigenza” della Fiamma ha solamente confermato la sua natura.
6) Se il gioco si fa duro?
Tutti schierati.
7) La sua idea per il Popolo?
MUTUO SOCIALE.
Ovvero la creazione di un ente statale regionale che costruisca a prezzo di costo città giardino (tipo Garbatella per intenderci) su terreno demaniale e le assegni ai cittadini in emergenza abitativa. Secondo nostri studi con esperti del settore, una casa di 100 mq costruita su terreno demaniale, viene a costare 800 euro al metro quadro. Quindi stiamo dichiarando che una casa di 100 mq viene a costare al cittadino senza casa 80.000 euro. 160 vecchi milioni di lire da riconsegnare allo stato con una rata che non superi l’1/5 delle entrate della propria famiglia. Casa che sarà per sempre sua e che nessuno potrà mai togliergli, casa cmq che non sarà soggetta a mercato, cioè non si può affittare, né rivendere. L’1% della casa acquistata con mutuo sociale resterà di proprietà dell’ente per evitare speculazioni. Per saperne di più c’è cmq il nostro sito www.mutuosociale.org
8) La sua idea per il Popolo?
Sezione del fronte della gioventù al Tuscolano: ACCA Larenzia. Ho iniziato in quella sezione simbolo, all’età di 14 anni.
9) Chi più di tutti ha formato il suo modo di fare Politica?
Bhè a livello umano ognuno mi ha insegnato e continua ad insegnarmi qualcosa. Dal mio primo segretario di ieri al mio ultimo militante di oggi diciamo che non si finisce mai di imparare.
10) Tra tutte le cose cha ha fatto o che sta facendo, Occidentale, Zetazeroalfa, Radio Bandiera Nera, CasaPound, Il Mutuo Sociale, ecc… Cosa le sta più a Cuore?
Non riesco a vederle come cose a sé stanti. Sono tutti ingranaggi della stessa macchina…sono tutte espressioni dello stesso mondo. Armi o bandiere del pensiero non conforme. Stessa dignità stesso valore.
11) Che cosa vuol dire Destra?
La parte dove storicamente sono stati “rinchiusi” i fascisti DOPO la seconda guerra mondiale.
12) Lei crede che sia possibile avere una Destra unita?
Sinceramente non mi sono mai posto il problema.
13) E con che prospettive?
L’unica prospettiva possibile è il superamento di tali categorie.
14) I Giovani oggi sono presi da molteplici interessi, per molti la politica passa in secondo piano: secondo lei è possibile riportare i giovani a fare politica come negli anni 70?
Per l’amor di dio no, come gli anni 70 no! Guenon diceva meglio l’ateismo a una finta religione. Negli anni 70 c’era un odio cieco. C’era una mistificazione di massa, una lobotomia generalizzata un falso impegno politico. C’era molto più conformismo di oggi. Faccio un esempio: Oggi sognano tutti di essere vip e come tali si vestono, negli anni 70 tutti erano rivoluzionari e come tali si atteggiavano. La gioventù di oggi è libera dal veleno dell’antifascismo. Nella consulta provinciale degli studenti di Roma, il Blocco studentesco ha preso 37.000 voti pari al 25% della consulta! Questo è un dato secondo me importantissimo. Significa che nel deserto creato dall’antifascismo stesso, le nostre oasi vengono premiate e vengono riconosciute come unica alternativa possibile. E poi faccio io una domanda: se effettivamente negli anni 70 ci fu impegno politico e slancio sociale, dove sono finiti questi rivoluzionari? È possibile che NESSUNO è rimasto al proprio posto di combattimento? Che cosa mai è successo? Eppure il tanto sangue versato da entrambe le parti avrebbe dovuto sacralizzare il tutto, no?
15) La situazione Politica oggi è molto critica: è possibile che si ricrei una situazione da anni di piombo?
“Quando la bestia è ferita è capace di qualsiasi cosa.” Ieri c’era un TG in bianco e nero con un parruccone che dava le notizie che doveva dare; oggi c’è internet. Sicuramente non avrebbe l’effetto sperato o ottenuto già in passato insomma. Certo è che resta sempre una pericolosa variabile in agguato.
16) Che cosa consiglia ad un Padre di famiglia, come Me o Lei per poter mantenere i nostri figli con sani principi, con tutte le difficoltà dovute alla cattiva informazione e al crollo dei valori della famiglia e della religione? I nostri figli come vedranno il loro futuro?
Essere padri e madri oggi è sempre più difficile. Per mille motivi dalla propaganda alla vivibilità delle nostre città, dalla mancanza totale di tutela per la famiglia all’insegnamento scolastico insomma oggi è davvero da pazzi mettere su famiglia. Ma cosa c’è di meglio di una “pazzia” dovuta ad una scelta d’amore? Consiglio ai neo genitori e a quelli che verranno in futuro di avere sempre il tempo necessario per i propri figli e di farli crescere con gli altri figli della comunità. E’ importante che da subito capiscano l’appartenenza ad un popolo che non si è mai arreso.
17) Come si forma una coscienza politica nel cuore di una Nazione ormai priva di una reale consapevolezza storica? A scuola (dove mancano professori coraggiosi)? Per strada (dove non c’è più confronto aperto)?
Si forma leggendo libri “maledetti.” Si forma guardandosi dentro. Si forma frequentando i propri simili e rifiutando canoni e modelli estranei. Si forma anche formando gli altri, facendosi conoscere, mostrandosi, aprendosi, salendo. E poi mi ripeto. Oggi c’è internet. Tutti possono vederti. E questo ha fatto fare passi da gigante al nostro mondo.
18) Se le dico “ i falsi uomini” che mi dice?
Dovrei fare una lista? Lasciamo perdere…
19) Uno slogan che la identifica?
ME NE FREGO.
20) Che cosa c’è nella politica che le da fastidio?
La mancanza totale di meritocrazia. Un tempo i politici erano i migliori figli del popolo scelti per guidarlo. Oggi invece i rappresentanti della nazione sono quelli che più di altri hanno abbandonato il loro essere, hanno smussato tutti gli spigoli del proprio pensiero per essere accettati. Più si diventa neutri, servili e ruffiani e più si viene premiati.
21) La parola Camerata a me sembra che venga usata a volte in maniera errata, quale è secondo lei è il vero significato della parola Camerata?
Fratello nella battaglia. Bisogna ripulire questo termine dalle situazioni macchiettistiche e nostalgiche, va rivalutata e usata con orgoglio anche oggi, nel 2008.
22) Lei si considera un Fascista?
Certo.
23) Una frase che la caratterizza?
Gli uomini si dividono in 3 categorie:i vivi, i morti e quelli che vanno per mare. Anche se non è una frase prettamente fascista, amo questa frase di un detto greco che indica appunto l’uomo oltre, quello che esce dalle categorie comuni per seguire il proprio istinto la propria sete. Noi siamo quelli che vanno per mare.
24) Cosa è politicamente scorretto?
Noi siamo politicamente scorretti. Perché chiamiamo le cose con il proprio nome e non siamo schiavi della carità e della tolleranza.
25) Un momento della sua vita che ricorda volentieri?
La nascita dei miei figli, l’occupazione di casapound, i concerti di Zetazeroalfa, l’inizio trasmissioni di Radio Bandiera Nera, insomma ho un vagone di piacevoli ricordi.
26) Quando si è maturi politicamente?
Dopo la prima notte passata in carcere per motivi politici.
27) Il personaggio che ricorda più volentieri della musica alternativa dei primi Campi Hobbit?
L’altro giorno Flavio, mio camerata e amico con il quale condivido varie manie, mi ha regalato un 33 giri ormai introvabile “ad un passo del cielo c’è” di Michele de Fiò. Mi ha riempito il cuore di gioia.
28) Le canzoni più importanti, per lei, della musica alternativa, nei vari anni?
Bhe ci sono canzoni bellissime di quegli anni. Jean, la ballata del francotiratore, ritorno, strade d’Europa, ragazza del mio amico, canti assassini, queste sono quelle che ogni volta che le ascolto mi fanno venire la pelle d’oca.
29) Il suo istinto vero?
Io sono un leone.
30) Come vuol chiudere l’intervista?
La strage di Bologna non è fascista, Luigi Ciavardini è innocente.
Grazie Gianluca
Pantini Stefano

Postato da: frick01 a 20:32 | link | commenti (5)
politica, articoli, attualitĂ 

venerdì, 30 maggio 2008
> tragicomico

(ANSA) - BERLINO, 30 MAG - Un italiano ha dimenticato il portafoglio, con tanto di documento d'identita', in una gioielleria di Francoforte dopo averla rapinata. Autore del maldestro furto, secondo fonti di stampa tedesche, e' stato ieri un 46/enne del Sud Tirolo, sospettato dalla polizia di aver commesso (senza lasciare compromettenti e imbarazzanti tracce) almeno altri quattro furti nella stessa zona.

Postato da: frick01 a 21:09 | link | commenti
articoli, attualitĂ 

Collettivi alla Sapienza ... bella gente!!!!!vergogna!

Roma, 30 maggio 2008 - Il preside della facoltà di Lettere dell'università 'La Sapienzà, Guido Pescosolido, denuncia di essere stato tenuto sotto sequestro nel suo ufficio per circa venti minuti da un gruppo di esponenti dei collettivi di sinistra. Con lui un collega e due segretarie. A riportarlo è il 'Corriere della Serà. "Ci hanno di fatto sequestrato per almeno venti minuti - spiega il preside - Lì fuori erano più di un centinaio, tutti dei Collettivi di sinistra. Non potevamo uscire. Poi hanno cercato di sfondare la porta prendendola a calci. Gridavano: 'Dimettiti o ti mandiamo via noì, 'Non ti faremo più insegnarè, 'Non potrai più mettere piede quì".

"In sette anni di presidenza ho fatto il callo un pò a tutto - prosegue Pescosolido - Ma questo episodio è oggettivamente gravissimo. Non mi è mai capitato di essere assediato in presidenza, con due segretarie e il collega Vittorio Vidotto, e di dover uscire scortato da venti poliziotti in borghese. La situazione sta diventando insostenibile - aggiunge - Sto valutando il da farsi con la mia famiglia. Non escludo alcuna decisione nei prossimi giorni. Anche perchè temo per la libertà di insegnamento e la stessa vita democratica della facoltà".

Al preside della Facoltà di Lettere, prosegue il quotidiano, non era mai capitato «(il fatto risale a mercoledì mattina, quando era stata organizzata una prima manifestazione anti-Pescosolido davanti alla presidenza della facoltà) di sentirsi toccare la spalla e di ascoltare una voce che gli chiedesse 'senti, preside, ma quanti figli hai?'». E, in merito all'autorizzazione rilasciata dal preside al convegno sulle foibe, Pescosolido precisa: «Nelle forme in cui mi era stata presentata, appariva la sigla Lotta universitaria, non Forza Nuova. E io non autorizzo tutto ma solo le iniziative che possono rientrare nei fini istituzionali della facoltà. E mi chiedo: chi è che decide se si può o non si può tenere un convegno? Io, da preside, devo mettere i paletti. Ma da privato cittadino liberaldemocratico penso sia un errore non ascoltare estremisti di destra, di sinistra, di centro".

Postato da: frick01 a 20:51 | link | commenti (2)
politica, articoli, attualitĂ 

Manifesto della razza ... canina...

Al sindaco Gentilini il mio cane fa impiccio!!!E ora che ne faccio? Ha 16 anni di onorata carriera!!
Per la serie sogno o son desto ... ci fa o ci è?
Treviso, 30 mag. - (Adnkronos) - "Noi non vogliamo cani di razze straniere". E' l'ultimo annuncio a effetto del vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini: solo cani padani "di quelle razze che i nostri padri e i nostri nonni avevano". E allora per Gentilini ok al lupo italiano, una razza nata alla fine degli anni Sessanta, e al bando pechinesi, chihuahua, labrador, husky e altri. "Questi si' che vanno bene - ha tuonato il pro-sindaco durante un evento dedicato agli amici a quattro zampe - perche' sono gli animali dei nostri progenitori''. ''Dobbiamo dire no, invece - ha proseguito il vicesindaco, come riporta il portale della 'Tribuna di Treviso' - a quei cani stranieri che non sono rispettosi dell'ecoflora nostrana e del nostro ambiente".

Postato da: frick01 a 20:08 | link | commenti
articoli, attualitĂ 

Porteranno il Grande Fratello pure a loro!

 

 

... per la serie "ma li volete lasciare in pace!"...

Postato da: frick01 a 19:56 | link | commenti (2)
attualitĂ 

Mamme moderne??Spero di no!

Davvero questa non riesco a commentarla, è troppo scioccante! Le mamme moderne sono davvero così indaffarate da dimenticare i propri figli?Solo una profonda tristezza!

Milano, 30 mag. (Apcom) - Una bambina di due anni è morta oggi a Merate, in provincia di Lecco, dopo essere stata dimenticata tutta la mattina in macchina dalla madre, insegnante in una scuola superiore della città. Secondo le prime ricostruzioni la donna questa mattina ha caricato in macchina la bambina, che compiva oggi due anni, per portarla dalla baby sitter. Forse sovrappensiero o non sentendo più la piccola, che probabilmente si era addormentata, la donna si è però dimenticata di portarla dalla baby sitter ed è andata direttamente alla scuola dove lavorava, lasciando la figlia in macchina per tutta la mattina. A lanciare l'allarme è stata la baby sitter, che aspettava mamma e figlia: non vedendole arrivare ha cercato di rintracciare la donna chiamandola a casa ma, non trovando nessuno, ha lasciato un messaggio in segreteria. Il marito della donna, tornando a casa, ha ascoltato i messaggi ed è subito corso a scuola dalla moglie, che così si è accorta di aver dimenticato la bambina. Ma era troppo tardi: quando è arrivata l'ambulanza la bimba era già priva di sensi. La corsa in ospedale è stata quindi inutile. La mamma ora è indagata per omicidio colposo, ma non è in stato di fermo. E' in attesa di essere interrogata dal magistrato. Domani sarà eseguita a Lecco l'autopsia sul corpo della bambina.

Postato da: frick01 a 19:42 | link | commenti
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Benvenuta ... ti presento la burocrazia italiana!!!

La burocrazia italiana mi fa paura come mi fa paura l'incerto futuro di questa creatura che non ha alcuna colpa e non dovrebbe certo pagare per inghippi burocratici senza senso. Ho sempre ritenuto che l'istituto dell'adozione in Italia andasse completamente riformato sia per venire incontro alle future madri che non vogliono crescere il loro bambino, dandogli la possibilità di scegliere di non abortire, sia per venire incontro alle migliaia di coppie italiane desiderose di dare il loro affetto a figli che non possono avere in modo naturale, evitando di frapporre al loro desiderio milioni di cavilli burocratici e spingendoli a cercare disperati all'estero! Dopo aver letto questa notizia ne sono ancora più convinta!

È nata da nove giorni, non ha ancora un nome e aspetta di essere riconosciuta da qualcuno: la mamma l'ha partorita in coma, il padre non si è fatto vivo, i nonni materni la vorrebbero adottare ma i tempi della legge e della burocrazia sono lenti e complicati e lei nel frattempo rischia di essere affidata a un istituto. La storia, raccontata dal quotidiano La Stampa, è iniziata il 20 maggio scorso a Casale Monferrato, nell'alessandrino, con un incidente stradale in cui la mamma della piccola, una donna di 35 anni al settimo mese di gravidanza, è stata travolta da un automobilista pirata che solo più tardi è stato rintracciato e denunciato per omissione di soccorso. Ricoverata d'urgenza all'ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria, la donna è stata sottoposta a parto cesareo. La bambina è nata, sta bene, ma la madre non si è risvegliata dal coma e non ha potuto riconoscerla. Il papà, non convivente con la mamma, non si è assunto alcuna responsabilità. I nonni si sono presentati all'ufficio anagrafe di Casale Monferrato, dove vivono, per iscriverla come figlia della loro figlia, ma si sono visti opporre un rifiuto. Hanno chiesto di adottarla, ma non possono prendersi cura della nipotina perché, per la burocrazia, quella bambina non è giuridicamente figlia della loro figlia. L'avvocato cui i nonni si sono rivolti ha presentato istanza al Tribunale dei Minori di Torino affinché la neonata sia loro affidata. «Bisogna fare in fretta - ha spiegato il legale - affinché la bambina possa essere direttamente presa in custodia dai nonni, senza passare in un istituto, nell'attesa fiduciosa che la madre si svegli dal coma e la riconosca».

Postato da: frick01 a 19:28 | link | commenti
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L' incubo nazifascista fa acqua da tutte le parti

Attorno alla vicenda del Pigneto, quartiere romano ad alta densità di immigrati, c’è stato il solito tentativo di una parte politica ben precisa di individuare, in una aggressione a sfondo sociale, il mostro razzista e xenofobo. Tutto corredato con l’immancabile marchio di neonazisti affibbiato a quattro ragazzi che intendevano farsi giustizia da sé per il furto di un portafoglio ad opera di un cittadino extracomunitario. La loro rabbia li ha portati a danneggiare alcune vetrine di negozi, perlopiù gestiti da cittadini del Banghladesh. E da questo momento in poi la stampa vicina alla sinistra radicale come Liberazione e il Manifesto e la stampa democratica, alludiamo all’Unità ed altri, oltrechè i partiti politically correct, in primis il Pd e l’Udc si sono subito lanciati in una gara a trovare l’etichetta più appropriata: aggressione neofascista o neonazista se si preferisce, con relativi simboli.
E tutti i politici cosiddetti democratici, i vari D’Alema, Fassino, Diliberto e Veltroni sono caduti nello stesso errore. E che errore. Addirittura, uno degli aggressori al bengalese e che ha preso parte al danneggiamento di alcuni negozi di extracomunitari si è dichiarato di sinistra. E lo scoop lo ha fatto Repubblica non certo un giornale filo-governativo.
Quindi niente svastiche o altri simboli tanto cari alla sinistra radicale e ai democratici del Pd.
Viene, dunque, spudoratamente sconfessata la tesi dell’odio razziale, razzista e xenofoba che personaggi come Veltroni, D’Alema, etc, hanno abbracciato.
Si è trattato di un brutto risveglio. E’ stato strumentalizzato un episodio a carattere sociale che non aveva nulla di politico. Ma l’esponente dei Comunisti italiani, Pino Sgobio continua, nonostante lo scoop di Repubblica, a vedere nella vicenda una matrice politica e razzista. “La verità -ha precisato- è che a Roma e in altre zone di Italia soffia un ventaccio razzista grave e pericoloso, generato anche da dichiarazioni irresponsabili e indecenti di alcuni esponenti politici di destra contro minoranze di immigrati”.

tratto da Rinascita
Purtroppo la verità è un’altra non certo quella strumentale che la sinistra radicale e il Pd predicano da tempo. Senza esito, perché la maggioranza degli italiani ha capito il gioco della strumentalizzazione. Ed ha capito, soprattutto, di trovarsi di fronte a dei partiti che hanno predicato l’accoglienza tout court senza strutture e senza regole adeguate. E così i nuovi schiavi hanno riempito fabbriche, cantieri edili, case con il pretesto delle badanti e delle colf e le città si sono riempite di rom, clandestini, spacciatori e prostitute. Anche i centristi avevano preso un abbaglio etichettando l’attacco come un atto razzista e xenofobo.
Ora, a distanza di qualche giorno, il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa parla più realisticamente adducendo i fatti del Pigneto ad un malessere molto forte che c’è tra i giovani, dovuto soprattutto al precariato così diffuso.
Invece, il ministro ombra della Giustizia Marco Minniti non potendo continuare a minacciare lo spettro nazi-skin, corregge il tiro: “Non si tratta di mettere in evidenza il colore politico di questo o quell’altro protagonista di episodi di violenza, ma di lavorare perché il tema dell’autorità dello Stato torni centrale e si manifesti nei fatti”.
La cosa vergognosa di una certa parte politica è che non si rendono conto che la stragrande maggioranza degli italiani è stanca di sentirsi dire che avere i campi rom, tanti clandestini e tanti nuovi schiavi è cosa degna e bella. E che ti dà i galloni della democraticità. La conferma che la gente è stufa di questa predica tout court viene anche dal verde Paolo Cento. Secondo l’ex parlamentare della sinistra radicale i fatti del Pigneto sono la dimostrazione che “l’intolleranza e l’insofferenza verso gli immigrati, specie nei quartieri e nelle realtà urbane più problematiche, hanno fatto breccia anche tra la gente di sinistra”. Un ulteriore schiaffo al governo ombra, che vede l’ombra nazifascista anche dove c’è solo del malessere e della insofferenza per il degrado sociale in cui questa politica ha ridotto certi quartieri della Capitale.

Postato da: frick01 a 19:17 | link | commenti (3)
politica, articoli, attualitĂ 

giovedì, 29 maggio 2008
Cosa non si fa per una poltrona!

Di Ercolina Milanesi. Gianfranco Fini probabilmente sapeva che sarebbe arrivato un giorno così. Un giorno in cui da presidente della Camera, dopo averlo fatto per anni da leader della destra, si sarebbe di nuovo trovato a fare i conti con la condanna delle “infami leggi razziali volute dal fascismo”. La sorte ha voluto che l’ennesima abiura Fini abbia dovuto compierla prendendo le distanze, nell’Aula di Montecitorio, dalle frasi “vergognose” e “razziste” scritte da Giorgio Almirante su ‘La Difesa della razza’. E proprio nel giorno in cui il leader missino, nel ventennale della sua scomparsa, sarebbe stato ricordato alla Camera dal suo ex delfino, con una solenne cerimonia di presentazione dei discorsi parlamentari di Almirante. Quando il caso scoppia, al mattino, il dibattito politico è già ampiamente in corso per la proposta del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, di intitolare una strada in città ad Almirante, ostacolata dal secco no degli ebrei romani. In Aula é il deputato del Pd Emanuele Fiano a chiedere a Fini di pronunciarsi sulle posizioni espresse nel 1942 dal leader missino sulla rivista della quale era vicedirettore, imponendo “un altolà al meticciato e all’ebraismo” ed istigando a fare del “razzismo cibo di tutti e per tutti”. Il presidente della Camera replica deciso e senza reticenze. “Posso dire senza esitazioni che sono frasi vergognose, che esprimono un sentimento razzista”, scandisce Fini, forte delle numerose revisioni storiche compiute nel tempo, dello stretto rapporto con la comunità ebraica, della storica visita in Israele e delle condanne ribadite fino al punto di catalogare come “male assoluto” le persecuzioni razziali volute dal fascismo.
Ma mentre clamore e frastuono per tutto il giorno montano, a sera nel silenzio ovattato della Sala della Lupa a Montecitorio Almirante viene solennemente commemorato da Fini a vent’anni dalla scomparsa, di fronte a Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Luciano Violante, Fausto Bertinotti e a tutta la comunità della destra riunita, dai militanti semplici a ministri, sottosegretari e parlamentari in grisaglie. E’ qui che Fini bilancia le parole forti (per qualcuno anche troppo) pronunciate al mattino. E dipinge il leader missino, “marginalizzato e anche perseguitato dalla politica italiana”, come un protagonista del ‘900, un padre della democrazia italiana ‘’rimasta solida e non scivolata nel baratro della guerra civile” anche grazie a lui, oltre che ad uomini come Aldo Moro ed Enrico Berlinguer. Almirante “intuì il valore della pacificazione nazionale”, lo onora Fini, suo delfino e ora terza carica dello Stato. (Ansa)
Fini prima dissacra, poi ha la spudoratezza di commemorare.
E questo sarebbe un uomo d’onore? No! Solo spregevole e opportunista!
ERCOLINA MILANESI
www.ercolinamilanesi.com

Postato da: frick01 a 19:27 | link | commenti (2)
politica, articoli, attualitĂ 

Cambia sesso a 12 anni ...

Ai miei tempi si diceva che la pubertà era un periodo di transizione, di formazione della personalità, in cui non si bene cosa si è o cosa si diventerà, anche se a dire il vero pare che la pubertà ora si spinga fino ai ventenni perennemente indecisi, ma 12 anni forse nn si è neppure nella pubertà, si è ancora bambini, altro decisioni tanto importanti ... ma tanto ormai si deve concedere tutto perchè altrimenti si è tacciati di razzismo e omofobia ... ma non si starà facendo un uso smodato e incotrollato della parola razzismo? Ormai tutto si può e tutto è un diritto ... help!

SYDNEY - Una dodicenne australiana ha avuto l'ok per iniziare il trattamento per cambiare sesso, nonostante l'opposizione del padre (che vive altrove): un giudice del tribunale di Melbourne ha stabilito che la procedura è "nei suoi migliori interessi". Il quotidiano Sun Herald ha riferito oggi che la ragazza ha già iniziato un trattamento ormonale per sopprimere lo sviluppo della pubertà e potrà richiedere un nuovo certificato di nascita - oltre a passaporto e tessera sanitaria - sotto nome maschile.

Tenutasi a dicembre a porte chiuse, la causa è venuta allo scoperto solo ora con la pubblicazione del verdetto. "A mio giudizio e in base a tutte le evidenze -ha detto il giudice- il trattamento è nel suo interesse". La madre aveva chiesto al tribunale l'autorizzazione al trattamento dopo che la figlia, che ha confessato ai genitori e agli psichiatri il suo desiderio di vivere da uomo, ha cominciato a esprimere una forte ansia verso l'imminente pubertà.

La donna ha raccontato: "Dalla più tenera età si è identificata fortemente: femmina normale in termini di anatomia e fisiologia, si comporta e si considera come maschio in ogni senso".

Il verdetto è stato criticato dalla presidente dell'Associazione australiana dei medici, Rosanna Capolingua. Secondo lei, la migliore opzione è il rinvio. "Una persona di soli 12 anni attraversa un periodo di transizione e di formazione della propria identità".

(LaRepubblica.it)

Postato da: frick01 a 14:00 | link | commenti
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L'aggressore di Pigneto ha il Che tatuato ... alla faccia del nazista!

L’uomo del raid del Pigneto, “l’italiano sulla cinquantina” cui la polizia cerca da cinque giorni di dare un volto, il più vecchio tra i mazzieri, il “Capo”, arriva all’appuntamento ai tavolini di un bar che è notte. Ha i capelli brizzolati, gli occhi lucidi come di chi è in preda a una febbre. Allunga la mano in una stretta decisa che gli fa dondolare il ciondolo d’oro al polso. “Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista…”. La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L’avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara. “Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera”. L’uomo ha 48 anni. Delle figlie ancora piccole. Una storia difficile di galera e di imputazioni per rapina. E, naturalmente, un nome. “Quello lo saprai molto presto. Il giorno che mi presento al magistrato, perché quel giorno il mio nome non sarà più un segreto. Mi presento, parola mia. La faccio finita cò ’sta storia. Ma ci voglio andare con le gambe mie a presentarmi. Nun me vojo fà beve (arrestare ndr.) a casa. Perciò, se proprio serve un nome a casaccio, scrivi Ernesto… “.

Indica la foto sulla prima pagina dell’edizione di Repubblica del 27 maggio. Quella scattata durante il raid con il telefono cellulare da uno dei testimoni dell’aggressione. “Ecco. Io sono questo qua. Questo cerchiato con il marsupio e la maglietta rossa, che si vede di spalle. La maglietta è una Lacoste. Adesso ti racconto davvero come è andata. Ti racconto la verità prima che mi si bevono. Perché la verità, come diceva il Che, è rivoluzionaria. La politica non c’entra un cazzo. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c’entrano un cazzo le razze. Non c’entra - com’è che se dice? - la xenofobia. C’entra il rispetto. Io sono un figlio del Pigneto. Tutti sanno chi sono e perché ho fatto quello che ho fatto. Tutti. E per questo si sono stati tutti zitti con le guardie che mi stanno cercando. Perché mi vogliono bene. Perché mi rispettano. Perché hanno capito. Io ho sbagliato. E non devo e non voglio essere un esempio per nessuno. Ma per una volta in vita mia, ho sbagliato a fin di bene. E allora è giusto che il Pigneto veda scritta la verità. Se lo merita. E quella la posso raccontare solo io”.

La “verità” di “Ernesto” ha un incipit. Giovedì 22 maggio. Quarantotto ore prima del raid. “A metà mattina, a una donna di cui non faccio il nome e a cui voglio bene come a me stesso, rubano il portafoglio in via Macerata. Non faceva che piangere. Un amico mio - un immigrato, pensa un po’ - mi dice che se lo voglio ritrovare devo andare nel negozio di quell’infame bugiardo dell’indiano. In via Macerata. Perché il ladro sta lì. E’ un marocchino, un tunisino, mi dice l’amico mio. Venerdì, verso mezzoggiorno, ci vado. Trovo questa merda di marocchino, o da dove cazzo viene, questo Mustafà, seduto davanti al negozio con una birra in mano. Una faccia brutta, cattiva, con una cicatrice. Mi fa cenno di entrare e nel negozio mi trovo lui, l’indiano bugiardo e un vecchio, un italiano. Il marocchino mi dice: “Tu passare oggi pomeriggio e trovare portafoglio”. Io dico va bene e, te lo giuro, non mi incazzo, né strillo. Dico solo: “Dei soldi non me frega niente. Ma dei documenti sì”. Ripasso il pomeriggio e quello mi dice: “Scusa. Non fatto in tempo. Torna domani”. Io ripasso sabato mattina e quel Mustafà là, ridendo, sempre con quella cazzo di birra in mano, mi fa segno che i documenti l’ha buttati dentro una buca delle lettere. Allora non ci ho visto più. Mi è partita la brocca. Ho cominciato a strillare, dentro e fuori del negozio. In mezzo alla strada. E ho detto: “Se vedemo alle cinque. E se non salta fuori il portafoglio sfascio tutto”".

Alle 17 di sabato, dunque, arriva “Ernesto”. Ma non da solo. “Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all’angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l’ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l’ho mica chiamati o invitati”.

“Ernesto” fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un “Oban”. Strizza l’occhio. “Lo vedi questo? E’ cresciuto con me al Pigneto”. “Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n’erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo. Te lo ripeto, io non l’ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell’indiano, gli ho detto di mettersi da una parte”.

Forse “Ernesto” vuole solo coprire quei ragazzi. Forse la sua storia comincia a pattinare. “Aspetta. Io ti ripeto che i nomi di quei pischelli non li conosco e, comunque, se anche li conoscessi non li farei mai. Ma la dimostrazione che dico la verità sai qual è? E’ che loro erano tutti coperti. Con i caschi, con i cappucci. E io invece ero l’unico a volto scoperto. Perché, come t’ho detto, io se devo andare a fare a cazzotti ci vado a mani nude, da solo e a viso scoperto. Te ne dico un’altra. La dimostrazione che sto dicendo la verità è che quando l’indiano di via Macerata mi vede e se la dà, dopo che gli ho sfasciato le vetrine, i pischelli si mettono a correre verso via Ascoli Piceno. Per me è finita lì. E non capisco quelli che vogliono fare. Allora li raggiungo a piedi e quando all’angolo tra via del Pigneto e via Ascoli Piceno vedo che stanno a fà un macello con i bengalesi, che si sono messi a sfasciare le macchine della gente del quartiere, cominciò a gridare. Grido: “A pezzi de merda che state a fa’? Annatevene da lì, a rincojoniti!”. Per questo, come ho letto sui giornali, dicono che hanno sentito “il Capo” dare ordini in italiano. Ma quali ordini? Io li stavo a mannà a fanculo perché mi era presa paura. Avevo capito che casino stava montando”.

Cosa aveva capito “Ernesto”? L’uomo butta giù il fondo di “Oban” rimasto nel bicchiere. Accende una Marlboro rossa. “Avevo capito che, senza volerlo, avevo slegato la bestia. Avevo capito che il veleno mio era il veleno di tutti. Sai perché penso che i pischelli sono andati dai bengalesi in via Ascoli Piceno? Perché quell’alimentari là, quello dove è andato a chiedere scusa Alemanno, due anni fa l’avevano chiuso per spaccio. Perché sotto il sacco dei ceci che dice di vendere, il bengalese ci teneva la droga. So che è andato assolto perché ha detto che la roba la nascondeva un marocchino. Sta di fatto che lì davanti è sempre un circo. Stanno sempre aperti. Anche alle cinque de mattina. Mi spieghi che cazzo si vendono?”.

“Ernesto” chiede un altro wiskey. “La storia potrebbe finire qua. Ma non finisce qua”. L’uomo, ora, ha voglia di raccontare chi è e come è cresciuto. “Perché tutto si deve sapere. Tutto. Perché poi, quando ti si bevono, i giornali scrivono un mucchio di cazzate”. E’ il quarto di cinque figli, “Ernesto”. Suo padre è un carabiniere. Lo perde a 8 anni e finisce in collegio, perché a casa, al Pigneto, non si riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Quando esce dall’istituto, comincia a rubare. “Per fame. Ho sempre rubato solo per fame. E mai al Pigneto”. A 24 anni perde anche la madre. Comincia a entrare e uscire di galera. Regina Coeli, Sollicciano, “dove a Pacciani, j’ho fatto ‘na faccia tanto. Sto schifoso… “. “Sempre accusato di reati contro lo Stato… “. Contro lo Stato? “Sì, rapine in banca. Perché, le banche non sono dello Stato?”. Ride, per la prima volta. Poi si fa di nuovo cupo.

“Il Pigneto era bellissimo. Da ragazzino giocavo a ruzzichella dove adesso ci stà quello schifo di isola pedonale. Dove adesso vomitano e pisciano fino alle cinque de mattina, ci stava il cocomeraro e quello che vendeva le cozze col limone. Posso sopportare che mentre vado al mercato a comprare il pesce per mia figlia che è una ragazzina, lei deve vedere uno che se tira fuori l’uccello e sui banchi del mercato ci piscia? Eh? Lo posso sopportare?”. Il colore della pelle, dice, non c’entra. “Io ho litigato con tutti quelli che non portano rispetto alla gente del Pigneto. Bianchi e neri. Io ho fatto casino qualche settimana fa al pub di via Fanfulla, perché quattro stronzetti italiani non mi facevano rientrare a casa con le bambine e quando ho chiesto di spostare una macchina in doppia fila, mi hanno imbruttito dicendo: “Perché, se no che succede?”. “Succede che te gonfio”, ho detto. E si sono spostati. Ho litigato con degli algerini sotto casa, che mi stavano fregando il motorino. Ne ho appicciati al muro un paio e da allora sai come mi chiamano? “Grande mujaheddin. Grande talibano”. Beh, l’altra sera m’hanno riportato le chiavi della macchina che mi ero dimenticato sul cofano. Hai capito, sì? Io non ce l’ho con nessuno. Io voglio bene ai neri e ai bianchi che rispettano gli altri. Che rispettano il Pigneto, che insieme alla mia famiglia è l’unica cosa che ho. Io sono cresciuto al bar Necci, hai presente? Sai, no? Quello del film di Pasolini “Accattone”. Vai a chiedere di me lì. Vedi che ti dicono. Vai a chiede di me allo stagnaro di via Ascoli, o al bar di fronte. Vedi che dicono. Io ci sono poche persone che non rispetto. I bugiardi, i laidi, gli ipocriti, le pecore. E ti racconto ancora una cosa che mi devi promettere di scrivere”.

“Ernesto” tira fuori l’ultima sigaretta del pacchetto di Marlboro, che poi accartoccia come carta velina. “Pifano. Daniele Pifano, hai presente? Collettivo di via dei Volsci. Autonomia, anni ‘70 e compagnia cantante. Beh, stai a sentire. Viene a vivere al Pigneto e due anni fa becca un fascistello che gli rompe il cazzo. Ti dico: questo qua lo umilia e gli distrugge la bici davanti a tutti. Io mi metto in mezzo e da allora, quando vedono Pifano, si scansano. E lui che fa? Sabato, dieci minuti dopo il casino, si mette con i centri sociali nell’isola pedonale a strillare che sono arrivati i nazisti al Pigneto. Ma come si fa? Ma che uomo sei? Ma che dignità c’hai a giocare sulla pelle del Pigneto e del sottoscritto? L’altro giorno ho provato a chiamare anche Luxuria, quella di Rifondazione. Gli ho detto: “Dovemo parlà”. E lui: “Sì ma al telefono perché sono a Cosenza per una riunione”. Allora io dico. Tu starai pure a Cosenza, ma al Pigneto, che è dove vivi pure tu, chi ci pensa?”.

Chi ci pensa? “Ernesto” ride. “A pagare i wiskey ci pensi tu, perché io stò in bianco e devo pure pensare a trovare un avvocato bravo. Poi, quando sarà finita tutta questa storia, offrirò io. Ora vado. Mi raccomando. La verità. Io non sono un esempio per nessuno. Ma stavolta, davanti alle mie figlie, voglio che sia diverso. Non come le altre volte che m’hanno visto andare in Centrale o carcerato. Stavolta l’ho fatto per loro. E per il Pigneto. In fondo, non ho ammazzato nessuno. E tutto ’sto casino, non l’ho armato io”

Postato da: frick01 a 13:42 | link | commenti (6)
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